febbraio 02, 2026

GF – TRALICCI, NEVE E ALTA TENSIONE

 

A scanso di equivoci, non sono le amministrazioni comunali a risolvere i problemi dell’energia elettrica.

Lasciare intendere che un assessore comunale possa risolvere i problemi dell’energia elettrica di un territorio, durante una nevicata, ha il sapore di una vera e propria presa in giro nei confronti della cittadinanza!

Fortunatamente i cittadini non sono tutti boccaloni!

Pertanto chiariamo la cosa:

il principale responsabile della gestione, manutenzione e sviluppo dei tralicci dell'alta e altissima tensione in Italia è Terna S.p.A.. Terna gestisce la Rete di Trasmissione Nazionale (RTN), che comprende oltre 75.000 km di linee elettriche. Per la bassa e media tensione, la responsabilità è invece principalmente di Enel-distribuzione.

Terna S.p.A. (Rete di Trasmissione Nazionale):

responsabile dei grandi tralicci ad alta tensione (oltre il 90% della rete).

Enel-distribuzione:

responsabile dei pali e tralicci di distribuzione locale (bassa/media tensione).

Manutenzione:

Terna effettua la manutenzione e la sicurezza, inclusa la gestione della vegetazione vicina alle linee.

Regolazione:

l'Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA) controlla e regola il settore.

Terna Rete Italia, una società del gruppo Terna, gestisce direttamente i tralicci e le linee elettriche.


SGF IN PIAZZA

gennaio 31, 2026

SGF – Toponomastica e studenti. 😄😄😄

 

Iniziativa da parte dell’amministrazione comunale per far partecipare gli studenti sangiovannesi alla scelta dei nomi di strade, parchi e scuole.
Alcuni di loro, di diverse età, sono stati già interpellati.
Le seguenti sono alcune indicazioni che ne sono venute fuori.
I più piccoli hanno suggerito di intitolare i loro asili, scuole e parchi con i seguenti nomi: asilo nido “Uomo Ragno”, scuola “Pinocchio” e parco “Alice nel Paese delle Meraviglie”.
Altri più grandi hanno suggerito di sostituire i nomi di alcune strade del paese nel modo seguente:
Viale della Repubblica con “Viale della Monarchia”, Via Matteotti con “Via Mussolini”, Via Gramsci con “Via degli Indifferenti”, Via Roma con “Via Cosenza” e Via XXV Aprile con “Via dell’Occupazione”.
Altri infine, hanno suggerito, giacché ci siamo, di cambiare anche il nome al paese: da San Giovanni in Fiore a “Sant’Ambrogio in Fiore”.
Felice Weekend!😁 😁😁

SGF IN PIAZZA

gennaio 30, 2026

MUSICA - Tony Dallara

Tony Dallara, pseudonimo di Antonio Lardera (Campobasso, 30 giugno 1936 – Milano, 16 gennaio 2026), è stato un cantante e personaggio televisivo italiano.

Di Massimo Fini

Negli ultimi tempi Tony Dallara veniva spesso a trovarmi a casa mia. Mi era grato perché avevo sostenuto più volte, anche su questo giornale, che era stato lui a mettere in soffitta la canzone melodica italiana, le Nilla Pizzi e i Claudio Villa e non Domenico Modugno. Modugno resta un melodico, “Vecchio frak”, “Strada ‘nfosa” e la stessa “Volare” anche chiamata “Nel blu dipinto di blu” che è la più brutta canzone italiana di tutti i tempi insieme alle “Mille bolle blu” di Mina.

Dallara aveva preso il ‘singhiozzo’ (“co-ome prima”) dai Platters (“o-only you”) e da Paul Anka (“Cra-azy love”). Aveva accentuato il ‘terzinato’ ma di veramente suo aveva messo l’urlo, infatti è ricordato anche come “il re degli urlatori”. Una volta in taxi avevo scommesso 50 euro con un tassista – a me piace fare scommesse su tutto, in questo son inglese - se sapeva chi aveva cambiato, anzi scaravoltato, la canzone melodica italiana. Il tassista ci pensò un po’, poi disse: “Ah, gli urlatori, Tony Dallara”. Ovviamente onorai la scommessa e scucii i 50 euri.

Dopo aver fatto vari mestieri, il barista, l’impiegato, Dallara conosce una prima, anche se limitata, popolarità cantando al Santa Tecla con I Campioni, un locale quasi attaccato all’Università Statale di Milano. Il ‘cursus honorum’ dei cantanti, almeno a Milano, erano la Magolfa, una trattoria a Porta Ticinese dove si esibivano i menestrelli, Jannacci e Gaber per esempio anche se nessuno sapeva chi fossero e il Santa Tecla. Infine i migliori, fra cui appunto Jannacci e Gaber, approdavano al Derby (per il Derby passerà anche Gioele Dix, che però intraprenderà la carriera di attore e fine dicitore, ci si vada ad ascoltare la sua lettura di “Sessanta racconti” di Dino Buzzati: riesce a dare al testo una forza, nel parlato, che pur il grande Dino, nello scritto, non ha). A Roma invece il locale storico era il Piper, che sdoganerà Patty Pravo che di Mina ne vale tre e la più modesta Mita Medici.

Ma il grande successo per Dallara arrivò in un’estate, mi pare del 1960. Complice il jukebox. Mentre infatti prima era il gestore della discoteca o dei Bagni a scegliere le canzoni, cercando di indovinare i gusti dei ragazzi (il mitico Gaetanin dei bagni Umberto di Savona era abbastanza abile in questo, proponeva per esempio “Un treno per Yuma” di Frankie Lane che, sia pur successivamente sorpassato, si avvicinava alla canzone moderna) adesso, a scegliere, eravamo noi: con cento lire, infilate nel jukebox, potevamo mettere tre canzoni. E in quella mitica estate del 1960 noi ne mettevamo, ossessivamente, solo tre: “Only you” dei Platters, “Diana” di Paul Anka e appunto “Come prima” di Dallara. Un ruolo importante in questa vicenda canora, che non è solo tale, l’ha avuto Paul Anka. Canadese proponeva un basic english, perfettamente comprensibile per noi ragazzi che l’avevamo studiato male a scuola. “You are my destiny” chi non lo capisce? E non è certo un caso che molte ragazze nate in quel periodo si chiamino Diana, a cominciare da Diana Spencer.

La prima volta che Paul Anka venne a Milano, preceduto da una vendita di 20 milioni di dischi solo per il singolo “Diana” (era il più popolare di tutti, superiore anche ai mitici Platters) accadde una cosa che sbalordì noi ragazzi: eravamo al Lirico e vedemmo le nostre coetanee, che a scuola portavano ancora il grembiule nero, slacciarsi il reggiseno e gettarlo ai piedi di Paul, nonostante non fosse assolutamente un fico ma anzi piuttosto bruttino.

Allora il mondo non era così globalizzato e il rock non era così conosciuto (Elvis Presley, Little Richard non erano ancora arrivati in Italia). Tanto che Milva, nella sua bellissima canzone “Flamenco rock” dice “roack” invece di “rock”. E’ interessante quella canzone perché racconta anche dei profondi mutamenti avvenuti. Dice infatti il testo:”Mi piacerebbe tanto visitar la Spagna Terra di matador e di grandi toreri- Ormai anche laggiù nella caliente Spagna Non si ballano più passi doppi o boleri- Ora ballano il flamenco roack- Ora ballano il flamenco roack- Espagna, paradiso di sogni e di donne ardenti d'amore- Hai tradito anche tu le più belle canzoni del cuore- Per il frenetico ‘roack’… Espagna, anche tu hai un disco dei Platters in tutte le case”. Allora la Spagna e la lingua spagnola ci parevano lontanissime, nonostante in Spagna ci fosse stata una guerra civile durissima fra i franchisti e le brigate anarchiche arrivate da tutta l’Europa. Inutile quasi dire che noi italiani ci schierammo con i franchisti, cioè i fascisti e che le stesse brigate arrivate dalla Russia sovietica si diedero, contro ogni logica militare, a colpire gli anarchici (“Omaggio alla Catalogna” di George Orwell, 1938). Il rock allora, che già furoreggiava in America, c’era così distante che un quotidiano del pomeriggio italiano, La Notte, di destra, si chiedeva allarmato: ma arriverà anche da noi? Oggi quella Spagna che ci appariva allora lontanissima la si raggiunge in un’ora e mezza di aereo e pagando pochi euri. A rinverdire la lingua spagnola ci ha pensato Trump con l’aggressione al Venezuela.

Il mondo stava cambiando, i jeans, anche se noi non ce ne accorgevamo. Ghigo cantava “Coccinelle”, un famoso transessuale francese, e la cantava a modo suo (“Coccinella non far più la barboncella, non vestirti di a blu”).

La passione per Dallara in quei tempi era tale che anche quando si esibiva con un’altra star della musica, noi, dal fondo della sala, chiedevamo solo “Ti dirò” e “Come prima”. Accadde, ricordo, anche con Jane Russel, famosa attrice americana.

Probabilmente eravamo solo giovani, ingenuamente giovani, circondati da un mondo di altrettanti giovani.

La forza di “Come prima” è tale che ancora oggi molti quotidiani, quando vogliono segnalare che i nostri politici fanno le mascalzonate di sempre titolano: “Come prima, più di prima”.

Dallara non è stato fortunato, come cantante, come artista, ma non come uomo. All’epoca del suo massimo successo Dallara, in realtà Antonio Lardera, faceva il militare quando era ancora una cosa seria. Dovette quindi rinunciare a molti concerti. Anche di quattrini non deve averne fatti molti, perché i soldi non vanno agli interpreti ma agli autori. Oggi, “Come prima”, fa da sottofondo a molte pubblicità, ma a Dallara non arriva un soldo.

Quando mi veniva a trovare negli ultimi tempi mi faceva ascoltare delle cover dei suoi maggiori successi, “Ti dirò”, “Come prima”, “Brivido blu”, “Yulia”, che però non avevano lo stesso impatto perché la musica, come ogni altra cosa al mondo, va contestualizzata. Se io risento “Come prima” nella versione originale mi si rivela un tempo ormai perduto.

E la morte di Tony mi riporta a un tempo perduto per sempre, quello degli anni Sessanta, quello delle “notti blu”, quello della mia adolescenza e della mia giovinezza.


Il Fatto Quotidiano, 27.01.2026

POESIA: la perfezione de l’Infinito di Leopardi.

È la poesia più celebre e perfetta della letteratura italiana!

Così il Corriere della Sera con l’illustre filologa e accademica Paola Italia.

In effetti tutti noi, studenti, giovani e anziani, la rammemoriamo.

Testo e parafrasi:



QUELLA FRANA A NISCEMI, SIMBOLO DELL’ITALIA FRAGILE

 

Di Mario Tozzi
(Geologo, divulgatore scientifico, saggista, autore e conduttore televisivo italiano)

Non riesco quasi più a tollerare chi si domanda: «Ma cosa è successo in Sicilia?». Come non digerisco più chi si interroga sulle alluvioni improvvise dell’Ofanto o del Bacchiglione, sulle tempeste di vento, sulle frane in penisola sorrentina, sulle mareggiate in Liguria o lungo il litorale laziale. Per non dire delle Marche, dell’Emilia Romagna, della Toscana, del Trentino Alto Adige. Come ci fossimo improvvisamente dimenticati che quasi tutti i comuni d’Italia hanno almeno un pezzo del loro territorio ricompreso in aree di rischio idrogeologico e che frane e alluvioni sono eventi in crescita come numero e, soprattutto, intensità negli ultimi decenni. Per fortuna riusciamo a contenere meglio il numero delle vittime, ma in quanto a comprensione dei fenomeni e interventi sulle cause facciamo ancora troppo poco.

Vincendo l’intolleranza provo a ricordare che le cause appartengono tre diverse dinamiche concorrenti. La prima è che il territorio italiano è fatto così: siamo su una penisola geologicamente giovane e attiva, in cui i rischi naturali sono semplicemente molto più alti che in altri contesti. All’interno dei continenti, per esempio, il rischio vulcanico non esiste e non si registrano terremoti, mentre le alluvioni riguardano soprattutto i grandi fiumi e le frane sono praticamente assenti. Mentre le nostre regioni, soprattutto quelle meridionali, sono fatte così: uno “sfasciume pendulo” a picco sul mare, come le immortalava Giustino Fortunato.

La seconda è che su un territorio del genere, invece di camminare come sulle uova, noi italiani abbiamo devastato i sistemi naturali che assicuravano comunque una certa protezione e abbiamo costruito come dannati: un popolo di muratori, in certe regioni (come la Campania), in maggioranza abusivi. Qui da noi vengono bruciati, costruiti e cementificati due metri quadrati di suolo al secondo (dati ISPRA, in Sicilia anche di più), una bulimia costruttiva e infrastrutturale spesso dannosa e inutile. In Italia il rischio idrogeologico lo abbiamo creato noi costruendo dove non si doveva e allargando i centri abitati su fiumi, torrenti e montagne come se non ci fosse un domani. Senza pianificazione, senza attenzione, senza cura e coltivando ignoranza e malafede: tutti colpevoli, cittadini e amministratori che hanno accontentato figli, nipoti e amici degli amici dando luogo al fenomeno straordinario del condono edilizio, termine intraducibile nella maggior parte delle lingue europee. Da noi il colpevole è il sindaco che abbatte, non quello che consente ciò che non si dovrebbe consentire.

C’è, infine, una terza ragione, il minimo comune denominatore dei tempi che stanno rapidamente cambiando. Una volta si faceva riferimento agli Anni 20 del XX secolo per ipotizzare i periodi di ritorno di alluvioni e smottamenti, oggi dobbiamo prendere come riferimento la fine degli Anni 90 e scoprire con un brivido che di ricorrenze secolari c’è rimasto molto poco. Questo perché siamo nel pieno di una crisi climatica che ci addenta i polpacci e che mostra negli eventi meteorologici a carattere violento una delle sue facce più difficili da contrastare, scatenandosi su un territorio con le caratteristiche di cui sopra. Non è più questione di opere di contenimento, che sono diventate inutili, spesso dannose e talmente orribili da sconcertare: immaginate i fiumi d’Italia chiusi in grandi canaloni di cemento dalla sorgente al mare e avrete un’idea di cosa, forse, potrebbe funzionare.

Quando amministratori e cittadini avranno preso atto della situazione, forse si potrà sperare in azioni di adattamento sul territorio, fra cui l’allontanamento delle persone maggiormente a rischio diventa, ogni giorno che passa, azione non più procrastinabile, beninteso aiutandole con ogni mezzo possibile. Poi si dovrebbe finalmente capire che l’unica legge dello Stato che può avere un significato in questa direzione dovrebbe essere fatta di un solo articolo: «A fare data da oggi, in nessun luogo del Paese si potrà mettere in opera un solo mattone nuovo o un solo metro cubo di cemento», lasciando la sola ristrutturazione sostenibile del costruito esistente a fare da motore all’economia edile. A questo dovrebbe seguire un piano mirato, ma deciso di abbattimenti delle abitazioni abusive nelle aree di rischio, almeno a partire dalle seconde case. E l’assoluta impossibilità di concedere altri condoni edilizi mai più.

Cosa è accaduto in Sicilia? Quello che accade con regolarità impressionante nell’ultimo periodo in tutta Italia. E quello di cui sappiamo tutto, anche come fare perché non si ripeta.


FONTE - LA STAMPA, 27 Gennaio 2026

gennaio 29, 2026

FACEBOOK ci chiede: a cosa state pensando?

 Ecco a cosa stavamo pensando:

1. Belluno
“Col biglietto standard e non olimpico: 11enne lasciato a terra dal bus. «Costretto a camminare per 6 chilometri al buio e sotto la neve»”
Arrivato a casa in lacrime. Fortunatamente S A L V O!
2. La sentenza
“Guida sotto effetto di droga, la Consulta boccia la «tolleranza zero»: è punibile solo chi crea pericolo per la sicurezza.”
Già, si, perché guidare sotto effetto di droga non crea pericolo per la sicurezza!
Fonte – corriere.it
L’attualità di Dante:
“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di provincie, ma bordello!”.
La parafrasi è:
“Povera Italia ridotta in schiavitù, dimora di sofferenza, nave alla deriva nel pieno della tempesta, non più signora dei popoli, ma prostituta!”.
SGF IN PIAZZA

SGF – OPERE PUBBLICHE: le tante incompiute!

A San Giovanni in Fiore negli ultimi anni si è iniziato a costruire una serie di opere pubbliche.
Opere pubbliche che ad oggi, ancora, non sono state completate. Siamo un cantiere aperto!
Opere pubbliche per le quali non è dato sapere quando saranno completate e fruibili da parte della cittadinanza.
Alcune, addirittura, sebbene siano state inaugurate in pompa magna con tanto di taglio di nastro, sono, anch’esse, un cantiere, incomplete!
L’unico lavoro portato a temine, non si comprende perché poi il progetto originario sia stato del tutto stravolto, è quello del restauro dell’Abbazia Florense, ma tutti sappiamo come la questione in questi ultimi giorni di maltempo è andata a finire.
Per non parlare, malgrado le statistiche demografiche siano impietose circa la natalità qui a San Giovanni in Fiore e non solo, della realizzazione di diversi asili nido, tutti ancora in costruzione, e senza essere sicuri se i fondi, effettivamente, saranno sufficienti per completarli.
Per non parlare, con i dovuti rischi e pericoli di alluvioni, esondazioni e straripamenti vari, della costruzione in corso, vicinissima al Fiume Neto, dell’asilo nido nel quartiere Olivaro (vedansi foto).
Intendiamoci, dal punto di vista normativo e di licenza di costruire tale asilo nido, pare sia tutto a posto!
Sì, perché è in vigore un Regio Decreto, n.523 del 1904, di 122 anni fa, MAI MODIFICATO, che permette di costruire, generalmente, con una distanza minima, da fiumi, torrenti e corsi d'acqua, di 10 metri proprio dal piede dell'argine o dalla sponda del fiume!
Addirittura, in Calabria, noi calabresi siamo il massimo, in base alle norme in materia di distanze dai corsi d’acqua pubblici, privati e semplificazione su interventi agricoli, legge 3 febbraio 1994, n.36, si può costruire ed edificare strutture con una distanza di 4 (quattro) metri, sempre dal piede dell’argine dei corsi d’acqua.
Che dire?
Tutto regolare! Siamo in Calabria! Siamo in Italia!
Ma il buon senso vorrebbe che si evitasse di sfidare rischi, azzardi e pericoli, che sono sempre in agguato (vedansi notizie di queste ultime ore), di alluvioni, straripamenti, frane ecc., soprattutto quando si tratta di bambini!
E per di più, in caso di alluvione, i bambini non potrebbero neppure salire al piano superiore, poiché gli asili nido, generalmente, sono costruiti a piano terra.
SGF IN PIAZZA

gennaio 27, 2026

SGF – POLITICA: è arrivato il momento di reagire!

 

Siamo in un continuo processo di peggioramento generale.
Oramai San Giovanni in Fiore è un paese in decadenza da tutti i punti di vista: politico, amministrativo, sociale, economico, etico, culturale, informativo, sanitario, scolastico, demografico e da ogni sorta di servizio pubblico.
E lo dimostra un’azione amministrativa che non ha curato e non cura gli interessi pubblici, un’azione amministrativa non guidata da principi fondamentali come il bene comune, la trasparenza, l’imparzialità e la tutela della popolazione, dei cittadini contribuenti.
E lo dimostrano i fatti di questi ultimi tempi, di queste ultime settimane, di questi ultimi giorni.
E lo dimostrano le false narrazioni di un paese da sogno, di un paese rinato, di un paese con servizi all’avanguardia, addirittura sotto l’aspetto sanitario di un paese in cui va tutto bene, con un ospedale che offre ogni tipo di prevenzione, diagnosi, cure e servizi di emergenza.
E diversi cittadini ancora ci credono, abboccano!
Certo, molti abboccano inconsapevolmente e in buona fede, altri, invece, sono interessati al loro piccolo piatto di lenticchie.
Fortunatamente sono sempre di meno, ma abboccano, dando il loro consenso a un certo modo di gestire la cosa pubblica senza rendersi conto di un’amministrazione miope e deleteria a danno di tutti!
Pensiamo sia arrivato il MOMENTO di una GRANDE ASSEMBLEA PUBBLICA di tutta la comunità per mandare a casa il modo esiziale con cui si è gestito e si sta ancora gestendo il paese! Per mandare a casa chi non lavora e non amministra per il nostro territorio!
Non è più una questione di prime donne, di colori politici, di contrapposizioni, di campagna elettorale, di elezioni, di candidature, di competere da soli, di salvatori della patria, di ambizioni personali, di visibilità, di protagonismo, di carrierismo, arrivismo, opportunismo, di rancori, di errori passati, di gelosie eccetera eccetera!
Atteggiamenti che, per il futuro, in una normale disputa politico-elettorale ci possono anche stare, ma dopo aver liberato la comunità! Dopo aver riportato il paese in una situazione di regolarità e di battaglia politico-elettorale normale!
Oggi, e per la prossima tornata elettorale locale, invece, È UNA QUESTIONE DI SOPRAVVIVENZA DELLA NOSTRA COMUNITÀ, delle nostre vite di sangiovannesi, della nostra esistenza come cittadini in questo territorio, della nostra cultura, della nostra tradizione, dei nostri costumi, della democrazia, delle regole, della nostra economia, dei nostri giovani eccetera eccetera!
Pertanto, cari cittadini tutti, cittadini di buona volontà, consiglieri di opposizione, comitati, associazioni, categorie varie, sindacati, professionisti, imprenditori e chi più ne ha più ne metta, ci si muova, TUTTI INSIEME, per organizzare UNA GRANDE ASSEMBLEA PUBBLICA per delineare le grandi linee di una vera e seria alternativa politico-amministrativa unitaria, di miglioramento, di crescita vera, di quello di cui il nostro paese ha davvero bisogno, e affinché si ponga fine a tale DECADIMENTO della comunità di San Giovanni in Fiore!
Affinché si ripristini un minimo di regole, di democrazia, di limpidezza, chiarezza, di programmi e di normalità.
Non si dica, poi, che nessuno lo abbia mai proposto, perché noi lo stiamo dicendo da diverso tempo!
Nessuno può più far finta di nulla!
Forza San Giovanni in Fiore! Senza paura! CI SI SFORZI!
È ARRIVATO IL MOMENTO!
Il momento di dire BASTA! Di REAGIRE! Tutti insieme! Il tempo stringe!
Perché se poi si dovesse continuare a vivere in questa comunità con lo stesso stato delle cose, con lo stesso operato politico-amministrativo per altri anni, la colpa sarà SOLO ed ESCLUSIVAMENTE di tutti noi!

SGF IN PIAZZA

SGF – CICLOVIA, CUNICOLI E SOLDI DEI CITTADINI CONTRIBUENTI.

 Quasi un Milione e Duecento Mila Euro (circa due miliardi e quattrocento milioni delle vecchie lire), soldi dei cittadini contribuenti, spesi per una ciclovia che difficilmente si riesce a intravvedere o percorrere. Introvabile, a parte la vista di qualche segnale e tabelle confusi e dei disegnini di una bici sull’asfalto ormai sbiaditi!

E per la quale il COMITATO 18 GENNAIO, per chiarezza e trasparenza, ha più volte presentato richiesta di accesso agli atti, ma più volte rifiutata da parte dell’attuale amministrazione comunale.
Crediamo che la TRASPARENZA e le INFORMAZIONI VERITIERE, da parte delle amministrazioni comunali nei confronti della cittadinanza tutta, siano un MUST INDISCUTIBILE!
Per non parlare di una spesa per altre migliaia di euro per la ristrutturazione di cosiddetti cunicoli nel centro storico (sono solo qualche metro di vecchi “acquari” in quanto distrutti, anni fa, dai lavori per la costruzione della rete per il metano).
Cunicoli in cui nessuno si reca per visitarli per paura di crolli, come si è già verificato proprio all’inizio di Via Vallone appena dietro la Chiesa Madre.
Cunicoli in cui, dicono, sarebbero stati trovati dei reperti archeologici e che fine abbiano fatto non è dato sapere, in quanto, sempre dicono, mandati, qualche anno fa, alle autorità competenti per il controllo e le analisi. O in quale museo siano stati esposti per poterli ammirare e apprezzare anche in questo caso non è dato sapere.

gennaio 25, 2026

SGF - Apertura ZTL H24 365gg/365: GRANDE INTUITO!

 

Finalmente, forse, dopo cinque e passa lunghi anni di sofferenze della comunità intera (le elezioni locali si avvicinano), i grandi geni dell’amministrazione comunale hanno compreso che tale inutile ZTL andava regolata in modo diverso!
MEGLIO TARDI CHE MAI!
Adesso, però, fate ancora i bravi:
riportate il monumento della Vittoria Alata (Statua dell’Angelo) al suo posto originario, e in più, sostituite quell’intitolazione, con tutto il massimo rispetto parlando, della sua base a Peppino Impastato che nulla a che vedere con la comunità e la Storia di San Giovanni in Fiore, con altro grande importantissimo, ne abbiamo tanti, personaggio sangiovannese!
GRAZIE!

SGF IN PIAZZA

Post più popolari