La grande ribellione contro i data center.
Danilo Taino - Editoriale CORRIERE DELLA SERA
19 agosto 2026
L’Intelligenza artificiale e le strutture che la fanno funzionare incontrano l’ostacolo più formidabile: l’opposizione popolare.
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Sono invisi alle comunità locali perché, per funzionare, hanno bisogno di enormi quantità di energia e consumano milioni di litri d’acqua per evitare che i server si surriscaldino.
Vicino a casa, meglio una centrale nucleare, piuttosto di un data center: sempre più persone la pensano così. Probabilmente era inevitabile: siamo entrati nella fase in cui l’Intelligenza artificiale e le strutture che la fanno funzionare incontrano l’ostacolo più formidabile: l’opposizione popolare. Soprattutto negli Stati Uniti, dove l’AI è ormai la questione centrale nella società, nella comunità scientifica, nell’economia, a Wall Street e nelle campagne per le elezioni di midterm del prossimo novembre.
Ma anche in Europa crescono i movimenti contrari. L’ansia per un imperscrutabile «futuro artificiale» si sta trasformando in mobilitazione: i data center sono la presenza concreta, non digitale ma finalmente fisica, alla quale ci si può opporre. Si tratta di costruzioni che contengono grandi quantità di server in rete per processare e immagazzinare informazioni. Sempre più grandi: Meta ne sta progettando uno in Louisiana, costo dieci miliardi di dollari, che coprirà una superficie pari a 70 campi di calcio.
Oltre a essere dei tristi parallelepipedi, i data center sono invisi alle comunità locali perché, per funzionare, hanno bisogno di enormi quantità di energia e consumano milioni di litri d’acqua per evitare che i server si surriscaldino. I cittadini interessati da questi progetti si organizzano per fermarli: un recente sondaggio Gallup ha stabilito che il 71% degli americani è contrario agli AI data center. Negli scorsi 12 mesi, l’opposizione popolare negli Stati Uniti è risultata nella cancellazione o nella sospensione di investimenti per almeno cento miliardi di dollari. Nel 40% delle campagne elettorali americane per le elezioni di novembre, l’AI è uno dei temi più rilevanti.
In Francia, la comunità di Wissous, a Sud di Parigi, si è mobilitata contro un data center di Amazon, attorno a Marsiglia crescono le proteste. In Irlanda, le dimostrazioni riguardano data center che consumano più del 20% delle forniture di elettricità e fanno aumentare i prezzi della bolletta. Dietro al rifiuto di questi megascatoloni c’è anche l’ansia per l’AI in generale, per i posti di lavoro che si teme distrugga, per il cambiamento di modello sociale in arrivo, per la difficoltà a controllarne i pericoli. In fondo, è come in altre rivoluzioni del passato: la lotta tra la tecnologia che trasforma e chi teme di essere trasformato.