marzo 07, 2026

SGF - Oltre il Pregiudizio: Una Riflessione sulla Statura Politica e Umana di Mario Oliverio.


DA REDAZIONE FLORENSE TV.
Oltre il Pregiudizio: Una Riflessione sulla Statura Politica e Umana di Mario Oliverio
In occasione dell'approfondimento giornalistico previsto per questa sera su Canale 5, che ripercorrerà le vicende giudiziarie che hanno coinvolto l’ex Presidente della Regione Calabria e già Presidente della Provincia di Cosenza, Mario Oliverio, sentiamo il dovere di proporre una riflessione che vada oltre l'appartenenza politica e le faziosità locali.
La Dignità della Verità Giudiziaria
Per anni, Mario Oliverio è stato al centro di una tempesta giudiziaria che avrebbe abbattuto chiunque. Eppure, ogni singola accusa si è sciolta come neve al sole, restituendo un’immagine di integrità che merita rispetto. Uscire indenni e a testa alta da anni di indagini non è solo una vittoria personale, ma una lezione di resilienza istituzionale. È il momento di riconoscere che l'uomo Oliverio ha affrontato il fango con una compostezza che onora la sua storia.
Il Ruolo di un Presidente: Visione Regionale vs. Localismo
A San Giovanni in Fiore, sua terra d'origine, il dibattito è spesso inquinato da un risentimento basato sull'idea che Oliverio "abbia fatto poco per il suo paese". È necessario, tuttavia, fare uno sforzo di maturità civile:
Il dovere dell’equità: Un Presidente di Regione non è il sindaco del proprio comune. Il suo compito non è favorire il "giardino di casa", ma tessere una trama di sviluppo che unisca i 404 comuni della Calabria.
La responsabilità istituzionale: Favorire eccessivamente il proprio centro natio sarebbe stato un atto di clientelismo, l'esatto opposto di quella buona politica che molti chiedono a gran voce. Oliverio ha scelto la strada difficile della visione d'insieme, guardando alla Calabria come a un unico corpo.
L’eredità dei fatti: Al di là delle percezioni personali, i progetti avviati e le risorse intercettate sotto la sua guida hanno segnato un passo importante per l'intera provincia e regione, pur nelle croniche difficoltà del nostro territorio.
Un Appello alla Comunità
Non è necessario essere della stessa corrente politica di Mario Oliverio per riconoscerne il valore. L'odio e il rancore verso chi ha dedicato una vita intera alle istituzioni non portano progresso. Oggi, guardando ai fatti e alle sentenze, è tempo di rivalutare l'uomo.
È troppo facile puntare il dito quando le aspettative personali non vengono soddisfatte; è molto più nobile riconoscere il peso delle responsabilità di chi deve governare per tutti, e non per pochi. San Giovanni in Fiore dovrebbe guardare con orgoglio a un figlio della sua terra che ha servito la Calabria con onestà, venendo infine riabilitato pienamente dalla Storia e dalla Giustizia.

marzo 06, 2026

SGF – Il disastro di una politica estranea al paese e la resa dei conti.

Già qualche mese dopo dal suo insediamento avevamo evidenziato come l’attuale amministrazione comunale fosse del tutto estranea alla storia politica del nostro paese, ai valori e alle idealità intorno ai quali esso è cresciuto nell’arco di qualche decennio.
Per questa ragione il suo fallimento rappresentato dal peggioramento delle condizioni economiche, politiche, culturali e sociali non ci sorprende, ma neppure ci rallegra, perché la ferita inferta al paese è abbastanza profonda e la cicatrice non scomparirà facilmente.
Il fallimento di questi ultimi cinque anni e passa dell’attuale amministrazione, divisiva e conflittuale nei confronti della società sangiovannese, è il risultato di una doppia inadeguatezza: quella del primo cittadino e quella della sua squadra in giunta, con l’inopportuno, ma conveniente, siluramento di alcuni suoi membri, e in consiglio comunale.
E che dire degli scontri con diverse realtà istituzionali, sociali, associative e di categoria del paese?
Resta vivo nella memoria di questa manciata d’anni l’azzeramento dei contributi alla cultura e lo scontro con commercianti e cittadini causa la chiusura del paese con un’inservibile e superflua ZTL.
Resta viva la maggior parte delle spese fuori paese, penalizzando quel poco di economia locale.
Resta vivo il rifiuto all’accesso a diversi atti, per la trasparenza, richiesto più volte da parte del Comitato Aperto 18 Gennaio e cittadini contribuenti.
Come restano vivi le mai realizzate opere pubbliche promesse o progetti di restauro già avviati e stravolti insieme alle questioni non risolte di dissesto idrogeologico e al non rispetto e alla non salvaguardia dell’ambiente con ulteriori deterioramento, degrado e inquinamento del territorio.
Ancora più clamorosa è apparsa l’inadeguatezza politica e amministrativa dell’attuale maggioranza. Partiti e consiglieri comunali hanno offerto un contributo nullo sia al confronto interno al consiglio comunale sia al dibattito cittadino sulle grandi questioni di questi anni: la sanità e l’ospedale cittadino in primis, nonché il lavoro, la fuga dei giovani, il trasporto pubblico, un ingiustificato sperpero di denaro pubblico e una rete stradale urbana impraticabile solo per citarne altre.
Una maggioranza costituita da consiglieri comunali privi di esperienza amministrativa ed estranei, per provenienza, formazione e professione, alla tradizione delle forze politiche che dal dopoguerra hanno governato il nostro paese.
Una maggioranza senza alcuna idea di comunità, senza alcuna consapevolezza della sua storia, della sua identità e della sua potenzialità, senza alcuno strumento e preparazione per imbastire un sia pur minimo valido progetto di medio-lungo periodo.
Fortunatamente, oggi, c’è una forte e crescente opposizione nella nostra collettività, costituita da diverse forze politiche e civili, associazioni e comitati di ogni estrazione e appartenenza, con persone e professionisti quotati e di spessore, nonché con la consapevolezza e lo scopo principale di mandare via l’attuale perniciosa gestione della cosa pubblica e porre fine a questa negativa e disastrosa esperienza.
Il giorno del “redde rationem” è quasi arrivato!
SGF IN PIAZZA

marzo 05, 2026

IL MIRACOLO

Il vero miracolo non è volare in aria o camminare sulle acque, e nemmeno camminare sulle stradine o viottoli di campagna, ma camminare sulle “FOSSE” delle strade cittadine, in particolar modo quando si passeggia con i cagnolini…

SGF - M5S San Giovanni in Fiore

COMUNICATO STAMPA
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Nella serata di ieri il coordinatore provinciale del M5S, Giuseppe Giorno, ha incontrato gli iscritti del gruppo locale di San Giovanni in Fiore. L’obbiettivo è quello di favorire la costruzione di una possibile coalizione con le forze progressiste del centrosinistra e con le realtà associative del territorio, con l’obiettivo di restituire dignità, prospettive e fiducia ai cittadini sangiovannesi.
Nel corso del dibattito è emersa con forza la necessità di aprire una nuova fase politica, dopo cinque anni segnati – secondo molti interventi – da scelte amministrative ritenute discutibili e da una gestione familistica. In questo quadro, il M5S ha ribadito la ferma volontà di individuare una figura di candidato sindaco che rappresenti una netta discontinuità con il passato, capace di guidare un progetto innovativo e credibile senza lasciarsi condizionare da nostalgie o logiche che hanno frenato lo sviluppo della città.
Il gruppo locale del Movimento, non avendo ancora aderito formalmente a nessuna coalizione, proseguirà nei prossimi giorni le interlocuzioni con le altre forze civiche e politiche, valutando programmi, priorità e condizioni utili a costruire un percorso amministrativo realmente condiviso e orientato al bene della comunità.
M5S San Giovanni in Fiore


marzo 04, 2026

STATISTI


IL PREMIER SPAGNOLO PEDRO SANCHEZ:

"Il compito dei governi è quello di migliorare la vita delle persone e di fornire soluzioni ai problemi, non di peggiorare la vita dei cittadini!” 

LINK:

https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/04/sanchez-replica-trump-guerra-iran-iraq-europa-obbedienzanotizie/8312715/

marzo 03, 2026

SGF – SANITÀ PUBBLICA E POLITICA: nulla di nuovo sotto il sole!


Dopo oltre cinque anni di un operato politico-amministrativo fallimentare siamo all’anno zero sia per quanto riguarda la pubblica sanità sia per la non risoluzione, la recrudescenza e l’inasprimento delle varie criticità che opprimono sempre di più il nostro paese!
San Giovanni in Fiore, oggi, sia in materia di sanità pubblica sia in materia di amministrazione pubblica, non ha bisogno di sciocchezze, di finte iniziative e di scadente propaganda, con relative becere strumentalizzazioni, sfruttando il diritto alla salute dei cittadini per conseguire propri particolari fini elettoralistici e per ottenere un minimo di visibilità!
San Giovanni in Fiore, oggi, necessità di proposte serie e di iniziative politiche per il bene comune, portando avanti una lotta concreta e unita, parlando con una sola voce, circa l’ottenimento di migliorie reali per la sanità pubblica, l’ospedale e per tutta la comunità!
Pertanto, facciamo appello, ancora una volta, a tutte le forze civili e politiche sane della nostra società sangiovannese affinché ci sia un’unità di intenti con una proposta politica seria e credibile per mandare a casa i venditori di fumo!
SIAMO ANCORA IN TEMPO!
SGF IN PIAZZA

PENSIERI.

 


marzo 01, 2026

SGF - ABBAZIA FLORENSE by night.

 Oltre alle stelle di notte risplendono anche i monumenti, e si hanno rivelazioni che il giorno ignora.

Buonanotte!
SGF IN PIAZZA


Le guerre e la legge spietata del più forte: la lezione di Tacito.


di Gianpiero Rosati (latinista e filologo classico italiano)

PUBLIO CORNELIO TACITO
Nella sua riflessione denuncia i meccanismi del potere tirannico e il servilismo delle élite, offrendo un modello critico che attraversa i secoli.

Quando François-René de Chateaubriand, il grande scrittore romantico nonché politico e diplomatico francese, nel 1807 lamenta che, sotto il potere di Napoleone, «nel silenzio dell’abiezione, non si sente che la catena dello schiavo e la voce del delatore, e tutto trema davanti al tiranno», aggiunge che in questa situazione «lo storico sembra incaricato della vendetta dei popoli. È invano che Nerone prospera, nell’impero è già nato Tacito». La trasparente allegoria indica insomma in Publio Cornelio Tacito il nemico più acuto e più intransigente del potere tirannico, quello di cui la Francia ha bisogno per liberarsi dal giogo di Napoleone. Il passo conferma la fama e il prestigio di Tacito come analista spietato delle tirannidi, che in età moderna dà luogo al fenomeno culturale noto come «tacitismo», cioè al ricorso alla sua opera (da Machiavelli a Guicciardini a Montesquieu fino ai rivoluzionari francesi) come modello esemplare di una riflessione lucida e disincantata sul potere e sui suoi meccanismi, che ne demistifica le doppiezze e le finzioni.

Come vivere sotto i tiranni?
Fin dalla sua prima opera storica, una biografia e insieme un elogio del suocero Agricola, Tacito pone un problema che sarà al centro della sua riflessione, cioè come «vivere sotto i tiranni». Convinto che il principato è ormai la forma politica necessaria per preservare lo stato dalle guerre civili e dal caos, Tacito indica una possibile via di mezzo tra i due atteggiamenti opposti ed estremi che egli vede attorno a sé e deplora, l’abrupta contumacia [rifiuto ostinato] da un lato, cioè un’opposizione teatrale quanto sterile, e dall’altro il deforme obsequium [piaggeria degradante ], il servilismo senza dignità, di cui gli esempi abbondavano specie negli ultimi anni dei Flavi. Tacito, che si pone il problema della selezione del princeps (dopo il doppio fallimento delle dinastie giulio-claudia e flavia, e il passaggio al principio di adozione), denuncia il culto vacuo e declamatorio dell’onestà personale, se a questa non si accompagna capacità intellettuale, competenza giuridica, abilità nella gestione della macchina militare, ormai uno strumento indispensabile per il controllo del potere. È la strada che Tacito stesso aveva percorso nella carriera amministrativa precocemente intrapresa come membro dell’élite senatoria, guadagnandosi rispetto e prestigio.

La legittimazione del principato, così come dell’imperialismo romano, ritenuto utile anche per le popolazioni sottomesse, cui garantirebbe pace e giustizia, non impedisce a Tacito di comprendere le loro ragioni, e ad esse dare voce per denunciare la dura realtà di conflitti il cui esito è unicamente regolato dalla legge del dominio e della violenza (tutti conoscono le parole con cui Calgàco, un capo dei Britanni, demistifica la doppiezza del linguaggio imperialistico che vorrebbe mascherare la brutalità dei rapporti di forza: «Servendosi di nomi falsi, il depredare trucidare rapinare lo chiamano imperium, e quando hanno fatto un deserto lo chiamano ‘pace’»). È una constatazione amara della legge spietata dei rapporti di forza come chiave di risoluzione dei conflitti, e che nella storiografia antica ha un precedente ben noto in Tucidide, nel suo discorso dei Meli e degli Ateniesi durante la guerra del Peloponneso.
«Servendosi di nomi falsi, il depredare trucidare rapinare lo chiamano imperium, e quando hanno fatto un deserto lo chiamano ‘pace’»

L’esempio più noto di confronto col diverso è quello affidato alla monografia etnografica Germania, in cui Tacito manifesta apprezzamento, e anzi aperta ammirazione, per l’integrità dei costumi e la fierezza morale di questa popolazione nemica, temuta e insieme esaltata anche come messa in guardia da un pericolo mortale per i Romani, che da quelle virtù si erano ormai allontanati. La Germania ha goduto di grande notorietà anche in età moderna, quando verrà letta in chiave nazionalistica (e perciò spesso denunciata per la sua pericolosità), fornendo argomenti alla costruzione della famigerata teoria della superiorità razziale delle popolazioni germaniche, e alla connessa mitologia nazista.

Ma il cuore della produzione storiografica di Tacito sono le due opere principali, che dovevano essere progettate in almeno 30 libri complessivi ma che a noi sono giunte molto lacunose (prima i libri delle Historiae sull’età flavia, e poi la narrazione a ritroso degli Annales, che coprono il periodo dalla morte di Augusto nel 14 d.C. agli anni di Nerone sul finire dei ’60). La scelta di procedere all’indietro nell’analisi storica delle due dinastie imperiali risponde alla volontà di Tacito di risalire alle origini del principato, che non mette in discussione come forma istituzionale ritenuta ormai necessaria, ma soprattutto della sua progressiva degenerazione in dispotismo, che egli identifica nell’involuzione tirannica del regno di Tiberio, il successore di Augusto. Tacito è convinto che con la fine delle due dinastie la stagione buia delle tirannidi, in cui prosperavano servilismo e adulazione, sia alle spalle; e ritiene, certo con un eccesso di ottimismo, che l’avvento di Nerva e Traiano, sotto cui scrive, sia tornata la libertà di pensiero e di parola (nunc demum redit animus [ora finalmente possiamo respirare], un’espressione in cui animus va inteso, etimologicamente, come ‘respiro’ ma insieme anche come ‘coraggio’), e si sia aperta una nuova «epoca di rara felicità, in cui è lecito pensare ciò che si vuole e dire ciò che si pensa (rara temporum felicitate ubi sentire quae velis et quae sentias dicere licet)».


Tacito dice di scrivere sine ira et studio [senza spirito di vendetta né di simpatia], cioè in maniera imparziale, senza animosità e deformazioni dovute al coinvolgimento personale, e di poter così raccontare oggettivamente le vicende che hanno sconvolto la vita di Roma e i travagliati passaggi di potere che hanno fatto ‘vacillare il mondo’. Ciò non significa che non lasci trasparire le sue convinzioni e il suo giudizio attraverso una serie di accorgimenti, come un’astuta disposizione del materiale narrativo, il ricorso ai discorsi diretti dei personaggi mirato a orientare anche la valutazione del lettore, la ripresa di rumores [chiacchiere] circolanti nelle stanze dei potenti e di dicerie popolari, o l’uso sapiente del lessico e della sintassi per riprodurre anche nella forma dell’espressione la psicologia dei personaggi, i loro pensieri segreti e inconfessabili.

Potere e depravazione
Analista lucido e disincantato del potere, e della depravazione morale che prospera alla sua ombra nel ceto politico e intellettuale (memorabili alcune sue formulazioni sullo spettacolo degradante fornito dal servilismo e dell’adulazione dilaganti: da libido adsentandi [bramosia di consenso], la smania di dire sempre di sì, la voluttà del conformismo, la gara ad allinearsi docilmente, a ruere in servitium [correre a servire], precipitarsi a farsi schiavi), Tacito si interroga su un problema cruciale, valido per il suo tempo ma anche per il nostro e per ogni età. Si chiede cioè quale spazio d’azione ci sia, in un regime privo di libertà politica, per chi voglia assolvere dignitosamente il proprio compito per il bene dello Stato, diciamo la strada percorribile per un’élite politica capace e che non vuole asservirsi: non certo la classe senatoria pavida ed esangue, per cui Tacito – che ne fa parte – nutre sfiducia e disprezzo, quanto piuttosto un ceto di funzionari capaci e orientati al bene dello stato.

Tacito si interroga su un problema cruciale: quale spazio d’azione ci sia, in un regime privo di libertà politica, per chi voglia assolvere dignitosamente il proprio compito per il bene dello Stato.
Lo stile
Tacito è il più grande storico latino, non solo per le categorie di analisi storiografica, ma anche come scrittore, per il suo stile. Uno stile notoriamente denso, ellittico, compresso (che talvolta dice con formulazioni lapidarie, e talvolta suggerisce o tace, con un silenzio più eloquente di tante parole); uno stile spesso oscuro, dalla sintassi disarticolata, con scarti e torsioni improvvise, come oscuri sono gli arcana imperii [i misteri del potere] (altra sua espressione diventata celebre), i segreti della corte imperiale, cioè della sede in cui si concentra il potere, e insieme dell’animo umano, specie quello dei tiranni, i cui ritratti a tinte fosche sono uno degli aspetti in cui la sua arte di narratore ci consegna le sue prove più memorabili. Ad esempio nel tratteggiare sotto una luce sinistra la torbida personalità di Tiberio, che viene descritta nel suo degenerare progressivo: dapprima egli si atteggia a sovrano virtuoso («chiuso e ipocrita nel simulare virtù, finché vissero Germanico e Druso») ma poi, via via che vengono meno le figure che costituivano un freno morale, e politico, alla deriva del suo perverso dispotismo, come la madre Livia e Seiano, il potente e ambizioso prefetto del pretorio, lascia emergere il suo vero carattere («fu di una crudeltà feroce, ma tenne segrete le sue depravazioni, finché predilesse Seiano e lo temette» e infine «quando si sbarazzò della paura e di ogni ritegno, poté mostrare liberamente la sua indole e si abbandonò a tutti i delitti e a tutte le perversioni»).

La peculiare attenzione che Tacito riserva al centro, al cuore del potere (gli imperatori, la corte imperiale, Roma e la sua classe dirigente, i grandi e antichi casati con i loro intrighi famigliari e le loro parabole, parallele all’emergere di personaggi senza un passato ma intraprendenti e spregiudicati), ci guida nel gettare luce sulle dinamiche, anche psicologiche, che accompagnano l’affermarsi e l’evolversi del potere, di ieri e di sempre, e continua a esercitare tutto il suo fascino.
FONTE – Corriere della Sera

𝐋𝐚 𝐩𝐫𝐞𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐚𝐧𝐝𝐚 𝐬𝐮𝐥 𝐦𝐨𝐧𝐝𝐨.


CONDIVIDIAMO!
Può anche essere non condiviso tutto di un intellettuale, ma questo pensiero umano e libero di Marcello Veneziani non può che essere apprezzato, lodato, riconoscendone il valore!
IL DIRITTO INTERNAZIONALE
Il diritto internazionale è l'ordinamento giuridico che regola i rapporti tra stati sovrani e organizzazioni internazionali, basandosi su consuetudini e accordi (trattati) vincolanti.
Disciplina materie come commercio, diritti umani, pace e sicurezza.
Include il diritto del mare, il diritto penale internazionale, i diritti umani e il diritto umanitario.
MA, LA PREPOTENZA mette tutto sotto i piedi!
Mentre l’impotenza pervade i sentimenti dei tanti con gli animi colmi di angoscia!
SPERIAMO BENE!
SGF IN PIAZZA

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