Di
Paolo Di Stefano
Corriere della Sera - 16 febbraio 2025 Lo «spaccone» e le parole che tornano.
I nostri governanti usano la lingua come un’arma d’offesa, d’intimidazione, di paura. Sono vocaboli che appartengono all’area semantica del bullismo. Ma non avremmo mai pensato che si allargasse allo spazio politico.
Ci sono parole che seguono il cambiamento del mondo, ci sono parole che lo provocano. I nostri governanti usano la lingua come un’arma d’offesa, d’intimidazione, di paura. È sempre accaduto? D’accordo, ma da un po’ di tempo il fenomeno, tipico dei regimi totalitari, è diventato massiccio anche nelle cosiddette democrazie. È il trionfo della parola non argomentata ma smisurata, studiata per essere fuori controllo e dunque per farsi minacciosa.
Ovvio che il pensiero va subito a Trump, che non fa che lanciare strali verbali a destra e a manca come oggetti contundenti con il proposito di intimorire gli avversari. Ora, questo modo di essere, che, intendiamoci, non si limita al solo presidente americano, ha riportato alla luce vocaboli che fino a ieri pensavamo desueti. Sono vocaboli che appartengono all’area semantica del bullismo. Ma non avremmo mai pensato che si allargasse allo spazio politico un concetto (e le rispettive parole) utilizzato finora in campo sociale o psicologico (e per lo più relativo a una psicologia adolescenziale).
Pensate a un sostantivo come «spaccone», tornato in auge con i derivati «spacconata» e «spacconeria», dal verbo «spaccare», che meglio di tutti definisce l’obiettivo della politica trumpiana. E ancora: «smargiasso» e «smargiassata» (Gadda accusò lo «stivaluto» di aver intrapreso la «smargiassata africana»). E in questo settore l’italiano offre un repertorio sterminato di aggettivi che si possono attribuire a ragion veduta a questo o a quello, a questa o a quella (e scusate se nel riportarli uso il maschile sovraesteso): «gradasso» (derivato dal nome proprio di un guerriero saraceno dei poemi cavallereschi), «guascone», «guasconata», «gaglioffo», «fanfarone», «fanfaronata» (da «fanfara»), e si potrebbe continuare.
Venerdì è saltato fuori un sostantivo che avevamo archiviato nel cine-immaginario da Far West: «sceriffo», che in origine segnalava, in Inghilterra, il magistrato a difesa della contea, e che oggi sembra esattamente l’opposto. Un bullo che si diverte a provocare.
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