febbraio 25, 2025

LIBERA MANIFESTAZIONE DEL PROPRIO PENSIERO: è iniziata la limitazione all’opinione pubblica?

 

L’Enciclopedia on line della Treccani:
L’opinióne pùbblica è il giudizio e modo di pensare collettivo della maggioranza dei cittadini, o anche questa maggioranza stessa. Il concetto di opinione pubblica, intesa anche come sistema di credenze sulla cosa pubblica, nasce con l'idea moderna di democrazia rappresentativa eccetera eccetera.
Tanti di voi, cari lettori, avranno ricevuto la notifica di cui alleghiamo lo “Screen Shot”.
Si è iniziato con i video, e poi? Toccherà ai post, ai commenti ecc. ecc. che i liberi cittadini esprimono sui “Social Network”?
Non è che l’amministrazione Trump, sottomettendo i vari proprietari dei “Social Network”, abbia iniziato a mettere il bavaglio all’opinione pubblica? Abbia iniziato la limitazione ai cittadini di esprimere le proprie opinioni? Le proprie idee? Il proprio pensiero? Il proprio dissenso? La limitazione di partecipare al confronto e alla discussione con le istituzioni?
Dopo qualche giorno pare che l’editoriale del giornalista Beppe Severgnini sia diventato già profetico.
SGF IN PIAZZA
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Di Beppe Severgnini
Corriere della Sera - 22 febbraio 2025
È doloroso dirlo, ma le democrazie europee non devono dipendere dagli umori di Trump, Musk e compagnia.
I pacchi di Amazon, le mappe di Google, le chat di WhatsApp, le storie di Instagram, le discussioni su Twitter, le conversazioni su Skype: queste cose fanno parte della nostra vita. Ma se, per conservarle, dovessimo rinunciare alla libertà, cosa faremmo?
La domanda può apparire bizzarra, ma è legittima. In questa settimana — forse la più difficile per l’Europa dal 1989 — abbiamo visto il mondo al contrario (non quello fantasticato da Vannacci, quello capovolto per davvero). Alla vigilia del terzo anniversario dell’invasione dell’Ucraina, l’amministrazione Usa ha deciso che Vladimir Putin non è l’aggressore. Così, di punto in bianco.
Questa voltafaccia è accompagnato, secondo Reuters, dalla richiesta di metà delle risorse minerarie ucraine: una sorta di risarcimento per l’aiuto militare fornito (per sbaglio, pare di capire!). Se Kiev non s’adegua, gli Usa minacciano di tagliare le connessioni Starlink, vitali per la difesa ucraina. E chi aveva soccorso in quel modo gli ucraini, tre anni fa? Elon Musk. Un omonimo di quello per cui oggi il presidente Zelensky è un mostro che «si nutre dei cadaveri dei suoi soldati»?
In attesa di un autorevole parere psichiatrico sulla vicenda —— i diplomatici li abbiamo ascoltati, ma tendono a prenderla alla larga — ricordiamo questo: poche settimane fa si discuteva se lo Stato italiano dovesse stringere un accordo con SpaceX di Elon Musk per proteggere le proprie comunicazioni. Abbiamo la risposta: anche no.

La certezza che gli alleati non ti tradiscono è la roccia su cui sono costruiti la NATO, gli accordi tra le forze di polizia, i legami fra i servizi di informazione. Come possiamo fidarci oggi? È doloroso dirlo, ma le democrazie europee non devono dipendere dagli umori di Trump, Musk e compagnia. È bastato accennare alla regolamentazione delle piattaforme web (imposte, contenuti pericolosi) per scatenare le ire del vicepresidente J.D. Vance. Quello che ha detto a Monaco, e il tono che ha usato, hanno dell’incredibile.
Dovessero diventare strumenti di pressione — o peggio, di ricatto — siamo pronti in Europa a rinunciare ai pacchi di Amazon, alle mappe di Google, alle storie di Instagram, ai messaggi di WhatsApp e alle parabole di Starlink? È una domanda sgradevole, ma è tempo di porsela.

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