"Dammi il mio giorno" di Salvatore Quasimodo
Una poesia di memoria, tempo e auto-rivelazione interiore.
Recensione di Alessandria today (Grazie Google news) Agosto 20, 2025
Informazioni bibliografiche essenziali:
Autore: Salvatore Quasimodo
Anno: 1947 (inclusa in Giorno dopo giorno)
Genere: Poesia lirica, introspettiva.
Recensione:
"Dammi il mio giorno" è una delle poesie più dense e metafisiche di Salvatore Quasimodo, dove l’io lirico si muove tra memoria e desiderio, solitudine e ricerca di sé. Il verso iniziale, “Dammi il mio giorno”, è una supplica esistenziale che trascende il tempo cronologico, reclamando uno spazio in cui poter ritrovare un volto dimenticato, un’identità dissolta “in un cavo d’acque”.
Il poeta invoca la trasparenza dell’acqua per ricostruire se stesso, non attraverso il ricordo di un altro, ma nella rivelazione dell’amore per sé: “e ch’io pianga amore di me stesso”. Una frase di straordinaria intensità emotiva, dove l’auto-compassione diventa forma di consapevolezza.
La seconda parte della poesia si fa più cosmica e visionaria: “Ti cammino sul cuore” è un’immagine carica di fisicità e intimità, ma è anche metafora di un’esplorazione profonda del dolore e della relazione. L’apparizione degli “astri in arcipelaghi insonni” evoca un universo frammentato, una geografia interiore irrequieta, dove la notte – compagna e testimone – si fa fraterna.
“Fossile emerso da uno stanco flutto” è l’immagine che chiude il senso del ritrovamento: ciò che emerge non è solo il passato, ma la parte più vera di sé, sepolta da “orbite segrete” – luoghi della memoria e dell’inconscio – dove siamo fitti “coi macigni e l’erbe”, con tutto ciò che è duro e fragile, eterno e passeggero.
Quasimodo, come in molte sue poesie, non cerca risposte ma disegna domande, lasciando al lettore il compito di sentire la vibrazione emotiva e filosofica che ogni verso contiene. Una poesia che va letta e riletta, perché ogni parola è un’invocazione al tempo e alla verità personale.
Testo della poesia:
«Dammi il mio giorno;
ch’io mi cerchi ancora
un volto d’anni sopito
che un cavo d’acque
riporti in trasparenza,
e ch’io pianga amore di me stesso.
Ti cammino sul cuore,
ed è un trovarsi d’astri
in arcipelaghi insonni,
notte, fraterni a me
fossile emerso da uno stanco flutto;
un incurvarsi d’orbite segrete
dove siamo fitti
coi macigni e l’erbe.»
(Salvatore Quasimodo, 1947)
Biografia dell’autore:
Salvatore Quasimodo (1901–1968) è stato uno dei maggiori poeti italiani del Novecento. Esponente dell’Ermetismo e Premio Nobel per la Letteratura nel 1959, la sua poesia è caratterizzata da una forte carica introspettiva, simbolica e filosofica. Da Acque e terre (1930) fino a La vita non è sogno e Giorno dopo giorno, Quasimodo ha saputo trasformare la sofferenza personale e collettiva in lirismo puro, scavando nella memoria, nella guerra, nell’uomo contemporaneo.
Una riflessione:
Dammi il mio giorno è una meditazione poetica sull’identità perduta e ritrovata, sull’amore per ciò che siamo stati e per ciò che siamo ancora capaci di essere. In un mondo che corre, Quasimodo ci chiede di fermarci, di guardare nelle profondità limpide e torbide della nostra anima, e di piangere – non per debolezza, ma per verità.
FONTE - Alessandria Today Italia News Media
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