Auspichiamo si apra una discussione seria tra adulti e nuova generazione; tra famiglia, scuola e nuova generazione; tra pubbliche istituzione e nuova generazione, adolescenti e giovanissimi.
SGF IN PIAZZA
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FONTE – Corriere della Sera
C’era una pubblicità, anni 70/80 più o meno, che diceva: “il telefono la tua voce”.
Oggi si potrebbe dire: “il telefono la tua anima”, o meglio “il cellulare la tua anima”.
Si perché sto benedetto cellulare è diventato quasi un’entità metafisica.
Lo osserviamo in continuazione, lo scrutiamo, lo coccoliamo, gli parliamo sottovoce proprio come si faceva con le ragazzine all’uscita della messa domenicale, nella fortuna che si riusciva a parlare con quella con la quale si erano scambiati gli sguardi.
Il telefono, pardon il cellulare, è ormai diventato la nostra anima e il nostro cuore, la nostra gioia e la nostra felicità.
È parte di noi, una mano, un piede, o meglio ancora un organo vitale importante, magari il fegato o la milza. Non riusciamo a muoverci senza!
Guai ritrovarsi in questa nostra selva oscura senza sto benedetto cellulare! Al quale siamo sempre raggiungibili, intercettabili, ritrovabili e con il quale ci colleghiamo con ogni angolo del Pianeta Terra.
Ma è realtà questa? O si tratta di intelligenze primitive? O di scambio di notizie e informazioni del tutto irrilevanti se non sterili e vane?
A volte si tratta di vere e proprie stupidaggini, notiziole ridicole o spesso drammi umanitari che arrivano non richiesti su quel piccolo schermo luminoso, e luccicante, e dal quale siamo calamitati e catturati come dei bambini dalle lucciole.
Per non parlare poi sulla strada, sui marciapiedi, bar, locali, supermarket ecc.: ormai non è più possibile neppure un “mi fa passare gentilmente?”, “si può spostare un pochino per favore?”, NIENTE! Perché l’attratto, l’affascinato, l’eccitato, chiamatelo come volete, non sente, non capisce e sembra dentro una campana di vetro o un acquario dal quale spuntano delle pinne.
Sì, ormai tutte le età e generi, compresi bambini, sì anche i bambini, siamo alle prese con sto benedetto arnese oggetto di adorazione, una sorta di latria, dovuto chissà a quale essere superiore.
Non hai un Cell? Non sei nessuno! Sei escluso dal “download”, dalla “scaricabilità” delle applicazioni magiche, indispensabili e irrinunciabili. Sei un fallito, sei un tagliato fuori, un “DROP OUT”!
Uno che non vivi in questo mondo!
Una nuova patologia: la dipendenza da sto benedetto aggeggio, il Cell, una delle tante di questi, terribilmente ansiogeni, tempi moderni.
Roba per psicologi, sociologi, psichiatri e affini!
AL CELLULARE, SI INTENDE!
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